Pizzo di Cantù, Italia

Il pizzo di Cantù è un merletto a tombolo o a fuselli prodotto tradizionalmente ed in modo artigianale a Cantù e nei paesi circumvicini.
Il pizzo di Cantù è candidato ad essere inserito nella Lista rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell'Unesco.

Carlo Annoni nei suoi appunti storici su Cantù (1835)[1] riferisce l'origine del pizzo di Cantù al secolo XI. Agnese di Borgogna, priora del monastero benedettino cluniacense di Santa Maria di Cantù, avrebbe introdotto, insegnato e diffuso questa attività.

Le prime notizie documentate però confermano la presenza di questa lavorazione alla fine del XV secolo. Inoltre il punto Cluny compare nella lavorazione solo verso la metà del XIX secolo in un contesto non correlato all'ambiente monastico, legato ad un lavoro genovese del XVII secolo e conservato nel museo di Cluny a Parigi. I due monasteri cittadini delle benedettine di Santa Maria e delle agostiniane di sant'Ambrogio producevano paramenti liturgici per le chiese cittadine. Possedevano anche propri educandati dove insegnavano alle allieve le tecniche del ricamo e del pizzo per la realizzazione di abbigliamento sia sacro e che profano.

A Cantù, la lavorazione del merletto si afferma nel XVII secolo quando alcune monache ammaestrarono delle ragazze del popolo all’uso dei fuselli del tombolo. Le donne incominciarono a produrre pizzi barattandoli con generi di prima necessità. Da quel momento in poi nacquero le scuole di tombolo in tutta la cittadina e il Pizzo di Cantù divenne un prodotto di alta qualità conosciuto in Europa e non solo.

Articolo sul Giornale, Genaio 2017

Il pizzo canturino ancora una volta conquista il mondo e diventa protagonista di uno shooting della famosa fotografa olandese Elizabeth Koning.
La professionista è rimasta incantata dalla pregevole fattura del prodotto canturino e ha deciso di renderlo protagonista di una serie di foto fatte nel suo studio ad Amsterdam con il suo inconfondibile stile.

A fare da tramite per questo progetto è stato il fotografo canturino Walter Gumiero, tra i più apprezzati professionisti per l’arredamento d’interno nel cuore pulsante del Design italiano e amico della fotografa: “Quando Walter mi ha mostrato il pizzo chiedendomi se ero interessata per delle foto ho risposto immediatamente di sì! Sono rimasta affascinata dalla sua bellezza e non ho potuto fare altro che chiedere di averlo disponibile per un paio di giorni, così da poter scattare alcune immagini e metterle nel mio portfolio” ha detto la fotografa. Un amore verso la manifattura artigianale italiana che viene da lontano: “Ho vissuto per 15 anni in Italia, a Milano, e quindi so apprezzare con occhio critico tutto quello che il vostro artigianato offre, mi piace davvero l’idea che tutto questo sia stato creato a mano e per questo ho voluto immortalarlo dando una mia versione della rappresentazione dell’oggetto”.

Le foto di Elizabeth Koning infatti non sono mai banali, la luce e i colori ricordano molto l’arte pittorica fiamminga, regione dalla quale proviene, tanto che a un primo sguardo le sue foto possono quasi sembrare dei quadri di Rembrant. Il fotografare un pizzo canturino è diventato così il modo di unire queste due arti: “Si, mi piace molto l’idea che queste due splendide realtà culturali vengano a contatto e si uniscano, in questo caso inoltre il pizzo era una sorta di collare, un indumento molto in voga sia qui in Olanda che in Inghilterra, quindi l’unione risulta ancora più forte”.

Ecco così che a cavallo tra il 2016 e il 2017 nello studio di Amsterdam il pizzo canturino di "Marelli Pizzi e Ricami” è diventato il protagonista assoluto ed è stato elevato ad arte grazie alle 4 modelle e soprattutto alla fotografa di casa che l’ha ritratto sotto diverse luci e colori.
Non finisce qui però, perché in futuro l’idea è quella di un’esposizione dalle nostre parti: “Mi piacerebbe molto organizzare un’esposizione di queste foto nella terra da dove provengono, in modo da poterle mostrare a chi ha nel sangue l’arte del pizzo”.

Alessandro Camagni

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